Dirigentiscuola-Sicilia sindacato di dirigenti scolastici

INTERVISTA DEL 28 AGOSTO 2017 DEL SEGRETARIO REGIONALE DIRIGENTISCUOLA SICILIA PROF. ROSARIO OGNIBENE

Scritto da Rosario Ognibene

Sicurezza scuole: palermomania.it ne parla con Rosario Ognibene, Segretario regionale del Sindacato Dirigenti scuola

Il recente obbligo di valutazione, entro il 31 agosto 2018, della vulnerabilità sismica degli edifici ''adibiti ad uso scolastico'' ricadenti ''nelle zone a rischio sismico classificate 1 e 2''...

di Miranda Pampinella | Pubblicata il: 28/08/2017 - 14:24:07


 

Il recente obbligo di valutazione, entro il 31 agosto 2018, della vulnerabilità sismica degli edifici “adibiti ad uso scolastico” ricadenti “nelle zone a rischio sismico classificate 1 e 2”  introdotto dal comma 4, dell’art. 20-bis, del D.L. 9 febbraio 2017 n. 8, testo coordinato con la Legge di conversione n. 45 del 7 Aprile 2017, apre al prossimo tavolo contrattuale dei Dirigenti scolastici alla richiesta di modifica della parte normativa del contratto per meglio definire la garanzia e le responsabilità del Dirigente in materia di sicurezza delle scuole. Palermomania.it ne parla con il prof. Rosario Ognibene, Presidente del Consiglio nazionale e Segretario regionale del Sindacato Dirigenti scuola, aderente CODIRP.

A capo di quali Soggetti responsabili sono posti gli adempimenti e gli obblighi relativi agli interventi strutturali e di manutenzione necessari per la sicurezza delle scuole?

L’adempimento primario e la relativa responsabilità è a carico degli uffici tecnici degli enti locali proprietari degli immobili, cioè a carico dei dirigenti tecnici responsabili dei corrispondenti uffici comunali e provinciali, che sono chiamati ad assolvere precisi obblighi legislativi di propria esclusiva competenza. Tuttavia ai sensi dell’art. 18, comma 3, del d.lgs. 81/2008 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, che alla data di oggi è in attesa di revisione, chiama espressamente in gioco anche la responsabilità dei Dirigenti scolastici che hanno l’obbligo di richiedere l’adempimento da parte delle amministrazioni locali proprietarie: comuni o provincie a seconda del grado di istruzione interessato. Esistono, però, altre incombenze per il Dirigente scolastico che vanno ad accrescere gli adempimenti burocratici e le relative responsabilità.

La richiesta del certificato di agibilità dell’immobile che il Dirigente scolastico deve chiedere agli uffici tecnici degli enti locali. Esso presuppone una serie di certificati propedeutici, quali ad esempio il collaudo statico e le certificazioni sugli impianti. Considerato che in particolare le normative che impongono gli obblighi delle certificazioni si sono succedute nel tempo, per una corretta lettura del dato lo stesso va confrontato con l’anno di costruzione degli immobili adibiti ad uso scolastico per verificare la presenza o meno, al momento dell’edificazione, delle singole certificazioni. La normativa che impone a livello nazionale l’obbligo del certificato di collaudo statico degli edifici risale al 1971, motivo per cui è stata evidenziata la percentuale provinciale degli edifici costruiti prima del 1970, non tenuti all’obbligo del certificato di collaudo statico”.

In Sicilia la situazione è la seguente:

Dalle cronache degli ultimi anni si evidenzia, invece, che la responsabilità del Dirigente scolastico va oltre i il proprio dovere.

Il caso del dirigente del L’Aquila, Livio Bearzi, arrestato per il crollo della scuola a seguito terremoto ben testimonia cosa sia la responsabilità di fatto di cui il dirigente scolastico – datore di lavoro - è chiamato a rispondere nelle sedi giudiziarie. Nei fatti non basta scrivere, a fronte delle frequenti e gravi omissioni ed inerzie delle amministrazioni responsabili. Omissioni che dovrebbero essere rilevate d’ufficio dalle autorità preposte alla vigilanza ai sensi dall’art. 13 del d.lgs. 81/2008, quali contro-interessate nel dialogo scuola-ente.

Non solo, ma anche un eventuale provvedimento di sicurezza di chiusura dell’edificio scolastico in casi di gravità che il Dirigente potrebbe adottare, pur non avendo competenze tecniche in materia, espone alla certezza di condanna penale per interruzione di pubblico servizio per aver sovrastimato il pericolo.

Le contraddizioni in senso tecnico e giuridico sono evidenti ma la valutazione della vulnerabilità sismica voluta dal MIUR pone l’accento soprattutto sulle responsabilità dei dirigenti scolastici. Si pensi che in molte regioni ad elevato rischio sismico (categorie 1 e 2 ) gli edifici adibiti ad uso scolastico non sono neppure certificati e spesso è impossibile certificarli da parte degli Enti locali, ma pur essendo previsto dal recente accordo unificato l’aggiornamento dei dati dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica, che porterebbe a censire l’intero patrimonio edilizio con adempimenti a carico degli enti locali, tutto è fermo, così come resta ferma la figura di “capro espiatorio” del Dirigente scolastico.

Da questo punto di vista il bollino pericolosamente nero in Italia lo detiene la Regione Calabria, zona classificata con rischio sismico 1 (il massimo) dove si evidenziano otto scuole su dieci della provincia di Cosenza e 9 su 10 della provincia di Vibo Valentia che non sono non censite, ossia sono sprovviste di qualsiasi indicazione in merito all’agibilità delle strutture e all’adeguatezza degli impianti.

Situazione gravissima ancor più se si pensa che all’evidenza dei dati noti al MIUR non segue nessuna azione dello Stato, delle Provincie e dei Comuni”.

Il Sindacato di cui è Presidente del Consiglio Nazionale, cosa propone?

DIRIGENTISCUOLA  ha sottoposto all’attenzione del MIUR, in continuità dei disegni di legge di revisione del d.lgs n. 81/2008, attualmente all’esame della VII Commissione della Camera, una proposta concreta, a difesa delle scuole in materia di sicurezza. Il MIUR ha aggiornato la questione a data da destinarsi, date che successivamente comunicate non sono state confermate per indisponibilità di qualche sigla sindacale. Di sicuro, se il MIUR non si presenterà al tavolo con soluzioni concrete, DIRIGENTISCUOLA valuterà l’opportunità di abbandonare il tavolo e preannunciare un autunno molto caldo. Bisogna dire basta in modo deciso e determinato anche ricorrendo alla disobbedienza civile!”.

Cosa contiene in sintesi tale proposta?

Si chiede, a nove anni di distanza dalla prima emanazione del d.lgs. 81/2008 “Testo Unico sulla Sicurezza”, l’urgenza di una sua rivisitazione critica e modifica, rispetto alle responsabilità attribuite dal legislatore al Dirigente scolastico in qualità di datore di lavoro.

La revisione non è richiesta semplicemente a difesa, pur dovuta, della categoria dei dirigenti scolastici, ma in vista della corretta ed efficace gestione della complessa materia di sicurezza nelle scuole e dunque nel prioritario interesse dell’utenza, personale scolastico ed esterno, alunni, genitori. Le responsabilità troppo spesso attribuite univocamente al Dirigente scolastico che non ha potere, né decisionale né di spesa, nella gestione delle problematiche connesse alle certificazioni e alla manutenzione degli edifici scolastici, diversamente dall’ente proprietario che invece è responsabile unico in materia, hanno cristallizzato una prassi che di fatto ostacola la garanzia della sicurezza a scuola. Da una parte infatti viene molto responsabilizzato l’anello ultimo e più debole della catena, il Dirigente scolastico, dotato di un potere di incidere sulla materia talmente fievole da potersi dire quasi inesistente e, paradossalmente, dall’altra vengono poco responsabilizzate le figure dotate di effettivo potere decisionale e di possibilità di intervento: i rappresentanti dell’ente locale proprietario, Comune o Provincia, tra i quali i dirigenti tecnici.

I Dirigenti scolastici chiedono spesso la trasmissione delle certificazioni, ma senza esito, agli enti locali proprietari: agibilità degli immobili con correlata destinazione d’uso, certificazione igienico-sanitaria, di conformità impiantistica, di prevenzione incendi e via discorrendo. Certificazioni dovute per legge che mai ottengono! Dopo oltre nove anni all’emanazione del decreto legislativo 81/2008 le prescrizioni dell’art. 3 sono ancora disattese, come gli adempimenti a carico di molti enti locali proprietari, situazione che rende la garanzia costituzionale della sicurezza a scuola un obiettivo difficilmente raggiungibile e impone una risoluzione in via d’urgenza della grave problematica.

Le proposte di modifica del d.lgs. 81/2008 che Dirigenti-scuola chiede sono motivate dall’esigenza di attivare responsabilità e procedimenti tecnico-amministrativi in misura funzionale alla garanzia della sicurezza delle scuole.

Esse attengono a:

-    l’art. 13 “Vigilanza”, già oggetto della proposta di legge n. 3963 del 5 luglio 2016;

-  l’art. 17 “Obblighi del datore di lavoro non delegabili”, già oggetto della proposta di legge n. 3963 del 5 luglio 2016;

-  l’art. 18 “Obblighi del datore di lavoro e del Dirigente”, già oggetto di revisione della proposta contenuta nel disegno di Legge C. 3830 del 13 maggio 2016”.

Le proposte di modifica che Dirigenti-scuola evidenzia, cosa migliorerebbe secondo lei?

1. eliminare sovrapposizioni di responsabilità al fine di rendere univocamente determinabile, in modo funzionale alle rispettive competenze istituzionali, l’identificazione del soggetto responsabile del procedimento tecnico e amministrativo, pertanto:

a) attribuire ai rappresentati dell’ente locale proprietario degli immobili scolastici le responsabilità correlate alle certificazioni dovute per legge, alla stesura del DVR, “Documento di Valutazione dei Rischi”, correlato allo stato delle strutture e degli impianti, nonché del DUVRI, “Documento Unico per la Valutazione dei Rischi da Interferenza” in caso di esecuzione di lavori di competenza dell’ente locale che comportino rischio inferenziale con le attività scolastiche, alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture, degli impianti e dei presìdi di sicurezza;

b) attribuire al Dirigente scolastico, in qualità di datore di lavoro, solo le responsabilità correlate allo svolgimento delle attività scolastiche;

2. rendere trasparente e direttamente disponibile al Dirigente scolastico, al personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario ed all’utenza (genitori, alunni) la consultazione delle certificazioni e dei dati richiesti dall’anagrafe dell’edilizia scolastica, attivando direttamente, in caso di omissioni, gli enti responsabili della vigilanza ai sensi dell’art. 13;

3. rendere obbligatoria la valutazione della vulnerabilità sismica per gli edifici scolastici con le stesse procedure introdotte dal D.M. n. 58 del 28 Febbraio 2017, come modificato dal D.M. n. 75 del 7 marzo 2017”.

Il Dirigente scolastico quali responsabilità dovrebbe avere?

Al Dirigente scolastico spetta la sola vigilanza, in relazione ai rischi correlati allo svolgimento delle attività scolastiche; ogni responsabilità inerente alle certificazioni così come la vigilanza periodica sulle strutture, gli impianti, le attrezzature e i presìdi di sicurezza e la loro manutenzione straordinaria e ordinaria, dovrà essere di competenza esclusiva dell’ente locale proprietario dell’immobile. I dirigenti e i funzionari preposti agli uffici interessati, compresi i Dirigenti delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado, dovranno essere esentati da qualsiasi responsabilità di onere civile, amministrativo e penale, qualora abbiano assolto tempestivamente all’obbligo di richiesta di interventi strutturali e di manutenzione, necessari per garantire la sicurezza dei locali e degli edifici assegnati. La richiesta di intervento si riferisce alle aree a agli spazi assegnati, e non include locali, anche tecnici, sottotetti e spazi che rimangono di competenza, accesso e uso esclusivo dell’amministrazione competente o del soggetto giuridico proprietario, che ha l’obbligo di assicurarne ogni requisito di sicurezza previsto dalla normativa vigente”.

 

DETERMINAZIONE OBIETTIVI REGIONALI PER I PROVVEDIMENTI DI INCARICO DEI D.S.

Scritto da Rosario Ognibene

Si pubblica il provvedimento prot. n. 22615 del 11-08-2017 di determinazione degli obiettivi regionali da inserire nei provvedimenti di incarico dei Dirigenti scolastici dal 01/09/2017. In aggiunta agli obiettivi nazionali e agli obiettivi individuali desunti dalle priorità individuate nei RAV si determinano i seguenti obiettivi regionali:

  • OBIETTIVO REGIONALE 1: Ridurre il fenomeno della varianza fra classi della medesima Istituzione scolastica, negli esiti degli apprendimenti rilevati nelle prove standardizzate nazionali di ITALIANO e MATEMATICA.
  • OBIETTIVO REGIONALE 2: Ridurre il tasso di dispersione scolastica (evasione, abbandono, bocciature e frequenza irregolare) per tutte le Istituzioni con particolare riferimento a quelle situate in aree a rischio.

Viene allegata al presente decreto, che ne fa parte integrante, una scheda tecnica contenente le indicazioni per l’attuazione degli obiettivi regionali sopra elencati.

   

Strategia per evitare l’annunciata ennesima fregatura

Scritto da Rosario Ognibene

Nel comunicato del 7 agosto, dopo aver analizzato la prevedibile nuova presa in giro della categoria, ci eravamo riservati di pubblicare, dopo l’incontro all’ARAN del 28 p.v., una motivata ed argomentata proposta “che permetterà alla categoria di decidere del proprio destino”.

L’anticipiamo perché i giochi ormai sono fatti e solo la categoria, unita e compatta, potrà cambiare o sconvolgere i piani già concordati.

E’ d’obbligo una premessa che riassuma brevemente, soprattutto ai dirigenti dell’ultimo concorso, la situazione in modo crudo e senza alcun infingimento e/o dietrologia, interessi di parte, ecc…:

  • Nel luglio del 2010 tutte le OO.SS. rappresentative, la cosiddetta pentiade, firmaronno il CCNL della vergona. Una vera e propria svendita della categoria: retribuzione da “pezzente”, infinite responsabilità e carico di lavoro da schiavi. Il tutto perché la categoria era assente e non si rendeva conto che degli interessi e delle complicità delle OO.SS. interessate più al comparto che all’area, anzi sfruttavano la rappresentatività dell’area per interessi del comparto. Idem per l’unica O.S. d’area anch’essa in stridente conflitto di interessi, più protesa a tutelare i dirigenti di II fascia che i dirigenti scolastici.
  • Era doveroso, per chi conosceva bene i meccanismi, non rimanere in silenzio. Nasceva così DIRIGENTISCUOLA tra mille difficoltà e ostacoli, con l’intento di scuotere e unire la categoria.
  • Basta leggere i numerosissimi comunicati e denunce pubblicati sul sito della DIRIGENTISCUOLA, per avere chiaro il quadro della situazione (http://www.dirigentiscuola.org/)
  • Contestualmente DIRIGENTISCUOLA organizza e gestisce circa 1.000 ricorsi sulla perequazione che accendono i riflettori sulla emergenza salariale dei dirigenti scolastici.
  • L’adesione dei colleghi assicura la rappresentatività alla DIRIGENTISCUOLA che, così può operare all’interno del sistema. Un vero miracolo, è stato definito. Ci hanno provato in tanti ma non c’è mai riuscito nessuno.
  • L’azione martellante e continua inizia ad aprire gli occhi alla categoria. Eppur si muove scrivemmo quando ci furono i primi “risvegli”.
  • A fine 2017 inizia la stagione per il rinnovo del CCNL. Tutti parlano di emergenza salariale, di irrinunciabilità dell’allineamento retributivo, ma sottobanco scattano le solite strategie che antepongono interessi di bottega e/o personali a quelli della categoria. Mentre si grida allo scandalo, si firma l’accordo del 30 novembre con il quale si baratta la signoria del contratto con la perequazione. Lo svela la ministra Fedeli alla vigilia di Natale.
  • Il C.N. della DIRIGENTISCUOLA il 12 febbraio 2017 proclama lo stato di agitazione della categoria annunciando azioni eclatanti quali lo sciopero della fame e della sete. Tutte le altre OO.SS. sono costrette a mobilitarsi anche per contestazioni interne. Si accoda anche un neo sconosciuto sindacatino che, dopo aver tentato invano di diventare rappresentativo nel comparto, ci prova con i dirigenti. Alle già 40 sigle esistenti si aggiunge una nuova e la categoria si frantuma ulteriormente! Un sindacatino che allo stato non può arrecare alcun beneficio alla categoria.
  • Nei vari incontri e, soprattutto all’ARAN, emerge la strategia per ingannare ancora una volta la categoria. Invece di proporre l’avvio della negoziazione in parallelo, si decide di dare precedenza al comparto. Quindi non si metterà mano al CCNL dell’AREA ISTRUZIONE E RICERCA prima del 2018. Idem per l’altra emergenza: la SICUREZZA. Nell’incontro del 17 luglio il Dr. Pinneri, responsabile delle relazioni sindacali del MIUR, dice chiaramente che i due disegni di legge, vecchi di un anno e tirati fuori solo per le note vicende giudiziarie per acquietare gli animi, non approderanno in Parlamento in questa legislatura. E’ evidente anche a chi è poco attento a queste dinamiche che nel 2018 sarà gioco facile affermare, magari strappandosi le vesti, che non essendo stato previsto alcun finanziamento nella legge di stabilità, che dovrà essere approvata entro il 31/12/2017, che la perequazione si dovrà rinviare alla prossima tornata ….e sarebbe la quinta volta!

Il perché di questa strategia si può comprendere solo se si conoscono le regole che governano la rappresentatività. Regole che se non si conoscono bene non si riesca a comprendere il nesso con il rinvio delle trattative del rinnovo del CCNL al 2018. Proviamo a esplicitarle in modo anche semplicistico:

  1. La rappresentatività ha valore triennale.
  2. Viene rilevata entro il 31 dicembre; ci vuole un anno per fare tutti i conteggi, quindi ha valore dopo un anno dalla rilevazione.
  3. L’attuale rappresentatività, valevole per il triennio 2016-2018 è stata rilevata il 31/12/2014.
  4. La prossima rappresentatività sarà rilevata entro il 31/12/2017 e varrà per il periodo 2019.20121.
  5. Un’O.S., nell’arco della vigenza del triennio, anche se dovesse perdere tutte le deleghe, continua a essere rappresentativa fino alla nuova rilevazione. Questo è il tallone d’Achille!.
  6. Dovrebbe essere chiaro a tutti che alle OO.SS. interessa traccheggiare fino al 31/12/2017 per assicurarsi la rappresentatività per il triennio 2019-20121.
  7. Dovrebbe essere, inoltre, chiaro che solo le OO.SS. rappresentative che hanno la maggioranza  possono cambiare la situazione. Lo ha detto chiaramente Carlini ed anche in modo strafottente, ricordando alla Fedeli che loro hanno il 54% di rappresentatività e che se la categoria gliel’ha data vuol dire che è d’accordo con la loro politica….e a ragione! Purtroppo molti colleghi ancora non si rendono conto che sono loro gli artefici del proprio destino!
  8. Scioperi, manifestazioni spontanee e non servono per fare “ammuina”, attirare al massimo l’attenzione della stampa, ma non producono alcun effetto …a meno che non si arrivi alla rivoluzione! Possono anche servire alle OO.SS. non rappresentative per fare qualche delega carpendo la buona fede di qualche collega sprovveduto!
  9. Bisogna costringere le OO.SS. rappresentative a tutelare la categoria e all’ARAN e in Parlamento. Vi è un solo modo: REVOCARE TUTTE LE DELEGHE con l’impegno, da comunicare con una semplice lettera, a rilasciarle nuovamente, se meritate, solo DOPO, non la promessa di non firmare il CCNL (…che firmeranno tutti per ovvi motivi!) senza l’allineamento retributivo, ma la PROVA che il Governo con la legge di stabilità metta sul tavolo i famosi €. 112.111.798,17  annui necessari per la perequazione e che, se necessario ricorra anche al D.L. per la sicurezza.  Una somma irrisoria, pari a meno della metà dei vitalizi agli ex-parlamentari! Anche senza deleghe la loro rappresentatività è agibile per tutto il 2018!
  10. Se le OO.SS. vedranno minata la loro rappresentatività con conseguente annullamento del loro potere, saranno costrette a rinunciare ai benefit dell’accorso del 30/11/2016 e a curare, per la prima volta gli interessi della categoria …..così come hanno fatto e continuano a fare per tutte le altre categorie!
  11. Contrariamente passato il 31/12/2017 e assicurata la nuova rappresentatività fino al 2021, ci sarà tutto il tempo per far ingoiare alla categoria l’ennesimo rospo.

La proposta della DIRIGENTISCUOLA è l’unica percorribile. Non stiamo chiedendo alla categoria di revocare le deleghe alle altre OO.SS. e rilasciare alla DIRIGENTISCUOLA, bensì di REVOCARLE E CONGELARLE per poi rilasciarle, se ritenuto opportuno, alle stesse OO.SS. …allorquando avranno fatto il loro dovere.
Alleghiamo il modello di revoca da compilare e trasmettere tramite segreteria scolastica alla RTS di competenza e alla propria OO.SS. esplicitando i motivi della revoca: ALLINEAMENTO RETRIBUTIVO E SICUREZZA!

Allegati:
FileDimensione del File
Scarica questo file (modello_revoca_delega_sindacale generica.doc)modello_revoca_delega_sindacale generica.doc24 Kb
   

FINANZIATE LE PRIME 500 BIBLIOTECHE INNOVATIVE

Scritto da Rosario Ognibene

 

Finanziati i primi 500 progetti, di cui 47 di scuole siciliane, per biblioteche scolastiche più moderne e con spazi di consultazione e formazione innovativi, aperti al territorio, anche fuori dall'orario scolastico, fruibili dalle studentesse e dagli studenti, dalle famiglie e dalla cittadinanza per la promozione della lettura e dell'educazione all'informazione. Saranno finanziati attraverso i cinque milioni del bando 2016, che rientra fra le iniziative del Miur di promozione della lettura e di innovazione, di spazi per la didattica e lo studio nelle scuole. Altri cinque milioni (2,5 provenienti dai fondi 2016 della ex legge 440 e altri 2,5 dalle risorse 2017 del Piano Nazionale Scuola Digitale) consentiranno di finanziare, a settembre, altri 500 progetti scorrendo la graduatoria già pubblicata, per un totale di 1.000 biblioteche innovative.

   

Scuola, diploma in quattro anni: al via il Piano nazionale sperimentale. Saranno 100 le classi coinvolte in tutto il Paese.

Scritto da Rosario Ognibene

Diploma in quattro anni, al via la sperimentazione in 100 classi. La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l’avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

Fino ad oggi 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte - possono candidarsi sia scuole statali che paritarie - dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Nessuno ‘sconto’. Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario.

Nel corso del quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento nazionale del Piano di innovazione e predisporrà annualmente una relazione che sarà trasmessa al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Il Comitato sarà nominato dalla Ministra dell’Istruzione e dovrà  individuare le misure di accompagnamento e formazione a sostegno delle scuole coinvolte nella sperimentazione.

A livello regionale, invece, saranno istituiti i Comitati scientifici regionali che dovranno valutare gli esiti della sperimentazione, di anno in anno, da inviare al Comitato scientifico nazionale.

   

Operazioni di attribuzione degli incarichi di reggenza ai Dirigenti Scolastici per l’a.s. 2017/18 - Modalità di presentazione delle istanze di disponibilità - Criteri di attribuzione.

Scritto da Rosario Ognibene

 

 MODALITA’ E TERMINI DI PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA DI DISPONIBILITA’

I Dirigenti scolastici interessati al conferimento di un incarico di reggenza per l’a.s. 2017/18 dovranno produrre istanza, firmata digitalmente e inviata tramite PEC agli Ambiti Territoriali di competenza, in base alla provincia di assegnazione dell’incarico principale, entro e non oltre il 16 agosto 2017. Non saranno prese in considerazione domande pervenute in modo difforme o oltre i termini previsti. Nell’istanza di disponibilità allo svolgimento dell’incarico, che dovrà essere corredata da un curriculum vitae datato e sottoscritto, dovranno essere indicate le sedi di gradimento (specifiche Istituzioni scolastiche, CPIA e/o Comuni).

Allegati:
FileDimensione del File
Scarica questo file (MIUR.AOODRSI.REGISTRO_UFFICIALE(U).0021882.03-08-2017.pdf)MIUR.AOODRSI.REGISTRO_UFFICIALE(U).0021882.03-08-2017.pdf626 Kb
   

INTERVISTA DEL 25 LUGLIO 2017 DEL SEGRETARIO REGIONALE DIRIGENTISCUOLA SICILIA PROF. ROSARIO OGNIBENE

Scritto da Rosario Ognibene

Legge della ''Buona scuola'': palermomania.it ne parla col Prof. Rosario Ognibene, Segretario regionale Dirigentiscuola Sicilia.


Tante sono le polemiche sulla legge cosiddetta della ''Buona Scuola'' che ha fatto ultimamente discutere suscitando le proteste dei docenti e dei sindacati che lamentano la creazione della figura del ''Preside sceriffo''.

di Miranda Pampinella | Pubblicata il: 25/07/2017 - 14:49:56


 

Tante sono le polemiche sulla legge cosiddetta della “Buona Scuola” che ha fatto ultimamente discutere suscitando le proteste dei docenti e dei sindacati che lamentano la creazione della figura del “Preside sceriffo”. Palermomania.it ne parla con il prof. Rosario Ognibene, Segretario Regionale della Sicilia e Presidente del Consiglio nazionale del sindacato Dirigentiscuola Di.S. Conf - CODIRP.

Quali riforme ha introdotto la legge 107/2015 nella scuola italiana?

La legge Renzi n. 107 del 2015, cosiddetta della “buona Scuola”, nel titolo si definisce legge di “Riforma del Sistema Nazionale di Istruzione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”. Si tratta di una legge che è stata approvata con la fiducia del Parlamento e in modo troppo veloce, tanto che si compone di un solo articolo diviso in 212 commi. A partire già dai commi 1 e 2, la legge riprende espressamente i commi 1 e 2 dell’art. 1 del DPR 275/99, il cosiddetto regolamento dell’Autonomia delle Istituzioni scolastiche, riportandoli quasi integralmente al fine di rafforzare quell’Autonomia già in vigore dal 2000 con l’applicazione dell’art. 21 della Legge Bassanini n.59 del 1997. Le novità della legge riguardano l’istituzione del fondo per la valorizzazione del merito dei docenti; le erogazioni finanziarie liberali alle scuole; gli sgravi fiscali per la frequenza delle scuole paritarie; il piano dell’edilizia scolastica (scuole innovative, sicure e belle); il piano nazionale per la scuola digitale (commi 56-59); il riordino e potenziamento dell’intera filiera della formazione tecnico-professionale superiore non universitaria, nonché dell’istruzione degli adulti; l’istituzione dell’organo dell’Autonomia funzionale a sostenere la progettualità delle scuole con insegnamenti opzionali, aggiuntivi e facoltativi; l’istituzione dell’organico potenziato, degli ambiti territoriali del servizio dei docenti, delle reti di scuole; l’introduzione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF che sostituisce il POF)”.

Per quanto riguarda la delega al riordino delle disposizioni vigenti, quali emanazioni legislative ci sono state?

In riferimento alla delega per il riordino delle disposizioni vigenti, a norma dei commi 180 e 181, lettera b), nel Supplemento Ordinario n. 23 alla Gazzetta Ufficiale n. 112 del 16 maggio 2017 sono stati pubblicati gli otto decreti legislativi attuativi della legge 107/15, approvati solo il 13 aprile 2013 che a partire dal prossimo anno scolastico entreranno in vigore. In particolare:

1.D.Lgs 59 - riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione;

2.D.Lgs 60 – norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività;

3.D.Lgs 61 – revisione dei percorsi dell’istruzione professionale, nel rispetto dellarticolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale;

4.D.Lgs 62 – norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato;

5.D.Lgs 63 – effettività del diritto allo studio attraverso la definizione delle prestazioni, in relazione ai servizi alla persona, con particolare riferimento alle condizioni di disagio e ai servizi strumentali, nonché potenziamento della carta dello studente;

6.D.Lgs 64 – disciplina della scuola italiana all’estero;

7.D.Lgs 65 – istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni;

8.D.Lgs 66 – norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.

Perché e come funziona il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF)? Non bastava il Piano Annuale (POF)?

Il POF non bastava perché era necessario individuare le competenze che i docenti necessitano di avere per rispondere alla chiamata diretta del Dirigente scolastico, in funzione di un organico stabile di almeno tre anni. L’art. 14 della 107/15 sostituisce integralmente il Piano dell’Offerta Formativa (POF) annuale, istituito dall’art. 3 del DPR 275/99, con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF). Il PTOF viene elaborato dal Collegio Docenti a seguito dell’Atto d’Indirizzo del Dirigente. Atto d’indirizzo che prima era prerogativa del Consiglio d’Istituto, cui adesso spetta approvarlo. Una novità non di poco conto perché conferisce potere al Dirigente e snellisce le procedure. Quindi viene validato dall’Ufficio scolastico regionale e pubblicato sul portale Unico delle scuole.

Alla fine di questa procedura assolutamente trasparente e democratica il Dirigente, seguendo quanto dettato nel PTOF in termini di competenze, può effettuare la chiamata diretta dei docenti, motivandone le scelte. Per questa ragione penso che l’epiteto di “Preside Sceriffo” dato ai Dirigenti dai Sindacati risulta strumentale e gratuito. Né la procedura della “chiamata diretta” può consentire di assumere i docenti “ad libitum”, dovendo scegliere i docenti dall’ambito territoriale, seguendo i criteri del PTOF.

Il PTOF deve contenere obbligatoriamente: il fabbisogno dei posti dell’organico docenti della scuola, organico detto dell’Autonomia perché riguarda solo e soltanto quella scuola e quel contesto; il fabbisogno del personale ausiliario, tecnico ed amministrativo (ATA); il fabbisogno delle infrastrutture e delle attrezzature materiali utili a raggiungere gli obiettivi dei tre anni progettati; il Piano di miglioramento strutturato a partire dai risultati delle prove invalsi; le iniziative di formazione ed aggiornamento del personale docente e non-docente; i criteri per la valorizzazione del merito dei docenti elaborati dal Comitato di valutazione precedentemente costituito; tutti gli interventi progettuali mirati all’educazione ed alla formazione degli studenti; la progettazione di almeno 400 ore di alternanza scuola-lavoro per gli Istituti professionali e tecnici e di almeno 200 ore per i licei”.

Allora perché la Legge della “Buona Scuola”, rafforzando l’Autonomia scolastica, accresce i poteri del Dirigente scolastico?

La legge della “Buona Scuola” rafforza l’Autonomia delle scuole, perché essa è sempre rimasta sulla carta fin dalla nascita, spesso per colpa di quei Dirigenti scolastici che hanno ritenuto più comodo e di poca responsabilità applicare le disposizioni diramate dall’Amministrazione centrale dello Stato e dal Ministero. Adesso, invece, la legge 107/15 conferma la natura dell’Autonomia funzionale delle scuole, che sono Pubbliche Amministrazioni, richiamando l’art. 1 comma 2 del Decreto legislativo 165 del 2001 (il cosiddetto testo unico della Dirigenza scolastica), da dove si evince che le scuole sono organi autonomi dello Stato, dotati di propria soggettività.

Alla tirata delle somme le vere e proprie novità sui poteri del Dirigente scolastico vengono recepite dai comma 78, 79, 81, 83, 126, 127 della Legge, secondo cui il Dirigente: definisce l’atto d’indirizzo (prima era compito del Consiglio d’Istituto); individua il personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia, proponendo gli incarichi ai docenti dell’ambito territoriale e stipulando i relativi contratti; assegna annualmente al personale docente una remunerazione accessoria; individua nell’ambito dell’organico fino al 10% dei docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico. Sono queste le riforme che danno più potere al Dirigente scolastico, ma che sono ben lontane da farlo diventare “Preside sceriffo”, anche perché il Dirigente viene ora valutato e deve rispondere anche della trasparenza di tutto il proprio operato”.

Cos’è DIRIGENTISCUOLA di cui lei è Presidente del Consiglio Nazionale nonché Segretario Regionale della Sicilia?

DIRIGENTISCUOLA è un’Associazione sindacale di soli Dirigenti scolastici, nata da pochi anni. È diventata rappresentativa, quindi abilitata alla contrattazione, a seguito della pubblicazione dei dati da parte dell’ARAN, in data 14 luglio 2016, dell’Area dell’Istruzione e della Ricerca, ai sensi dell’articolo 9 del Contratto Collettivo Nazionale Quadro (CCNQ) per la definizione delle aree dirigenziali. Il CCNQ ridefinisce le Aree dirigenziali del Pubblico Impiego in applicazione del Decreto legislativo n. 150 del 2009 (Legge Brunetta) che ha imposto l’accorpamento delle aree dirigenziali dello Stato che passano da 11 a 4. Si realizza un significativo accorpamento degli ambiti sui quali si svolgeranno le trattative per i rinnovi contrattuali nazionali. L’accordo ridefinisce le aree dirigenziali, cioè gli ambiti sui quali saranno negoziati gli specifici accordi riguardanti la dirigenza pubblica, come segue:

-   AREA DELLE FUNZIONI CENTRALI, circa 6.800 occupati;

-   AREA DELLE FUNZIONI LOCALI, circa 15.300 occupati;

-   AREA DELL’ISTRUZIONE E DELLA RICERCA, circa 7.700 occupati;

-   AREA DELLA SANITÀ, circa 126.800 occupati.

I Dirigenti scolastici sono stati aggregati nell’Area Istruzione e Ricerca, ma con la riduzione delle Aree e la creazione della comune area dirigenziale Istruzione e Ricerca si fa stridente e ingiusta la comparazione con gli altri dirigenti facenti parte della stessa area negoziale che gestiscono in media 4-5 unità di personale e percepiscono almeno il doppio della retribuzione”.

È per questa ragione che il Sindacato DIRIGENTISCUOLA aderente alla CODIRP, di cui lei è segretario regionale, ha affermato che i Dirigenti stanno vivendo una condizione di vera emergenza salariale?

Si! È la motivazione principale! La legge delega n. 15 del 2009 ed il decreto Brunetta n. 150 del 2009, al fine di migliorare la produttività dei servizi pubblici, hanno apportato una profonda modifica alla disciplina della Dirigenza pubblica, rafforzandone i poteri ed incrementandone le correlate responsabilità. Ma, interpretando l’art. 36 della Costituzione, il nuovo contratto di lavoro dei Dirigenti scolastici dovrebbe riconoscere il diritto ad “una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro”. Il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per i Dirigenti scolastici dovrebbe rappresentare il punto di svolta affinché venga risolta una vera emergenza salariale dei Dirigenti scolastici che, a fronte della mole di lavoro e del tempo impiegato correlato alle accresciute responsabilità, guadagnano in media 2.500 euro mensili.

I Dirigenti scolastici non sono equiparati alla Dirigenza dello Stato, pur sostenendo il peso delle incombenze con responsabilità diretta che i Dirigenti dello Stato non hanno. Si pensi alla sicurezza nelle scuole, l’attività negoziale, la gestione del personale, il coordinamento della didattica. Essi sono costretti a ritmi di lavoro impossibili per gestire uno o anche due istituti con migliaia di studenti in più ordini di scuola e con centinaia di docenti. Sono anni che la situazione si è incancrenita ed ora sta precipitando vertiginosamente. C’è bisogno di chiarezza: i Dirigenti chiedono di essere tali non solo per le responsabilità, ma anche a livello stipendiale”.

Perché il nuovo CCNL per i Dirigenti che andrete a firmare a breve deve porre all’attenzione anche la parte normativa, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza degli edifici scolastici, oltre che quella economica?

Anche la parte normativa del CCNL diventa estremamente importante per assicurare l’istanza di garanzia del profilo del Dirigente scolastico. Si pensi al Dirigente Bearzi del L’Aquila arrestato per il crollo della scuola causato dal terremoto. La parte normativa deve definire, al fine della garanzia del Dirigente, dispositivi snelli e agibili in luogo di ponderosi apparati documentali che si traducono in continue molestie burocratiche. Deve, ancora, superare il ricorso sistematico alle reggenze dovute ai vuoti di organico ed alle scuole sottodimensionate, bandendosi con urgenza il concorso per il reclutamento dei Dirigenti scolastici. Deve soprattutto precisare e circoscrivere le responsabilità in materia di sicurezza del lavoro ancorata alla qualifica di Datore di lavoro, non potendo il Dirigente surrogare le croniche inadempienze degli enti locali.

Il recente obbligo di valutazione, entro il 31 agosto 2018, della vulnerabilità sismica degli edifici “adibiti ad uso scolastico” ricadenti “nelle zone a rischio sismico classificate” pone una nuova pesante responsabilità sulle spalle già troppo cariche dei dirigenti scolastici in materia di sicurezza.

Casi drammatici come quello del dirigente del L’Aquila Livio Bearzi ben insegnano cosa sia la “responsabilità di fatto” di cui il dirigente scolastico datore di lavoro è chiamato a rispondere nelle sedi giudiziarie quando tutto non va bene.

Non si può neanche dimenticare che, altra faccia della stessa medaglia, se tutto male fortunatamente non va, il dirigente è esposto al rischio di essere imputato per “interruzione di pubblico servizio” per aver sovrastimato il “pericolo”. Le contraddizioni in senso tecnico e giuridico sono del tutto evidenti, così come è del tutto evidente che sin quando si avrà a disposizione un utile capro espiatorio (il dirigente scolastico) da sacrificare ai media e al pubblico, nulla di efficace a difesa delle future potenziali vittime sarà fatto per tracciare e attivare le vere e uniche responsabilità in materia che sono quelle tecniche e politiche degli enti locali proprietari degli immobili.

Eppure, a valle di tanta urgenza ed evidenza, nei recenti tavoli tecnici voluti in materia di semplificazione al MIUR, solo la DIRIGENTISCUOLA ha presentato una proposta tecnica di emendamento del d.lgs. 81/2008 a giusta difesa non solo della categorie, ma delle migliaia di persone – in maggior parte bambini, ragazzi e giovani – che ogni giorno trascorrono almeno cinque ore negli edifici scolastici. I Dirigenti scolastici, conoscendo i rischi che corrono, si assumono lo stesso la responsabilità di tenere aperta la scuola. Bisognerebbe imitare il Presidente della provincia di Caserta che ha emanato l’ordinanza di chiusura delle scuole superiori a rischio, informando il Prefetto e la stampa. Dal cilindro della regione Campania sono immediatamente comparsi un milione di euro per mettere a norma i cinque edifici”.

   

Decreto abbinamenti DS ai Nuclei di valutazione dell’USR Sicilia - MODIFICHE 03 Ago, 2017

Scritto da Rosario Ognibene

 

Decreto del Direttore Generale dell’U.S.R Sicilia prot. 21884 del 3/8/2017 contenente modifiche agli abbinamenti dei Dirigenti scolastici ai Nuclei di valutazione dell’USR Sicilia.

   

RIPARTIZIONE RISORSE FINANZIARIE FONDO MOF ANNO SCOLASTICO 2017/2018 - CCNI del 28 luglio 2017

Scritto da Rosario Ognibene

 

CRITERI PER LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE COSTITUENTI IL FONDO MOF PER L'ANNO SCOLASTICO 2017/2018 - CCNI del 28 luglio 2017.

Allegati:
FileDimensione del File
Scarica questo file (02-08-17-ipotesi-mof.pdf)02-08-17-ipotesi-mof.pdf254 Kb
Scarica questo file (02-08-17-economie.pdf)02-08-17-economie.pdf1717 Kb
Scarica questo file (02-08-17-personale-comandato.pdf)02-08-17-personale-comandato.pdf204 Kb
   

PERCHÉ IL PORTFOLIO NON PUÒ ESSERE UN OBBLIGO

Scritto da Rosario Ognibene

(Riceviamo dalla collega Maria Catena TROVATO e, condividendolo pienamente, qui di seguito lo pubblichiamo).


Oggi 31 luglio scade il termine previsto per la compilazione del portfolio e, ci giunge voce,  che  stanno arrivando alle caselle di posta elettronica dei dirigenti scolastici  email di sollecito alla conclusione dei lavori di compilazione da parte del  SNV.

Premesso che le suddette email sono generate in automatico dal sistema nei confronti di quanti hanno avviato la compilazione senza concluderla, riteniamo opportuno ribadire ancora una volta le ragioni del NO.

La  compilazione del portfolio, non producendo alcun effetto ai fini della retribuzione di risultato, non può costituire obbligo.  Eventuali,quanto impensabili, interventi impositivi al riguardo potrebbero solo configurarsi  come azione vessatoria  e molesta nei confronti dei dirigenti scolastici già oberati da innumerevoli adempimenti.

È di tutta evidenza, infatti, la non sussistenza di fondamenta giuridiche a supporto di eventuali azioni a carico dei dirigenti scolastici da parte di organismi anche gerarchicamente sovra ordinati.

Ad ulteriore supporto di quanto sopra, qualora si rendesse necessario, si richiama  la stessa nota del MIUR prot. n. 239 del 21/4/2017, avente ad oggetto “Modifiche alla Direttiva 18 agosto 2016 n. 36 sulla valutazione dei dirigenti scolastici”, con espresso  riferimento sia al contenuto dell’art. 1 che alle dichiarazioni in premessa.

Si richiamano in  particolare  i punti in cui  testualmente recita:

“Considerato che la prima applicazione, nell'anno scolastico 2016/17, del procedimento di valutazione dei Dirigenti scolastici è finalizzata ad introdurre l'utilizzo delle procedure e degli strumenti per i Dirigenti scolastici e per i Nuclei di valutazione e permetterà una migliore regolazione di diversi aspetti al fine di garantire l'affinamento dei criteri di valutazione e l'uniformità del procedimento a livello nazionale, …;

“Ravvisata  l'opportunità di non collegare in prima applicazione e per il solo anno scolastico 2016/17 la retribuzione di risultato ai livelli di raggiungimento degli obiettivi.”

È di tutta evidenza il carattere sperimentale che lo stesso Ministero, tra le righe,  attribuisce allo strumento, peraltro ancora da regolare e, pertanto,  va da sé che nessuna sperimentazione può costituire obbligo.

 

Maria Catena TROVATO

   

Fasce di complessità delle Istituzioni scolastiche della Sicilia a.s. 2017-2018. Rettifica

Scritto da Rosario Ognibene

UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA SICILIA DIREZIONE GENERALE

La classificazione in termini di complessità delle funzioni dirigenziali, con decorrenza 1 settembre 2017, è modificata come da tabella allegata al provvedimento del 28/07/2017, del quale costituisce parte integrante.

collegamento al Sito USR Sicilia

Allegati:
FileDimensione del File
Scarica questo file (MIUR.AOODRSI.REGISTRO_UFFICIALE(U).0021141.28-07-2017.pdf)MIUR.AOODRSI.REGISTRO_UFFICIALE(U).0021141.28-07-2017.pdf136 Kb
   

Pagina 1 di 7